Vedete? Non ho cancellato questi testi, li ritengo ancora validi e miei, di una possessività che non ha mai escluso, mai insultato ma solo definito confini di dialogo ormai desueti. Essi resteranno qui nell’aria ed è l’unico loro valore: raccontare a chi passa e vuole ascoltare che Enzo è stato qui, che era vivo ed era siciliano orgoglioso di esserlo. Adesso l’ultimo atto: una cosa dovuta alla libertà di comunicare, lasciare libero questo spazio nell’etere e vedere passare la vita, le voci, i sussurri, le mani…le bocche, insulti sanguinosi e volgari o lodi suadenti e confortanti: appresso ad esse nessuna risposta definitiva. Non per arroganza bensì per una cosa che si chiama discrezione silenziosa o mortale superiorità. Dalle mie parti funziona.
Io credo che un rogo è un rogo, una lapidazione è una lapidazione, l’impossibilità di adire a una scuola ad un medico per una ragazza, l’obbligo di vestirsi in un certo modo, di non poter uscire se non accompagnata da uno stretto congiunto, la sottomissione insomma completa alla figura maschile di riferimento, siano questioni che attengono ad un solo ineludibile concetto: la schiavitù!

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Vi leggo., ciò che scrivete vi definisce per ciò che siete. Qui non sono previste risposte per una mia scelta personale.